Cammina
e ascolta quali suoni emergono nell’ambiente dando origine ad altri suoni.

Cammina
e ascolta ricercando la voce di una persona che tace

Cammina
e ascolta attentamente il paesaggio sonoro, cercando di indurre negli altri paesani la ‘ndracchiera ovvero la curiosità di sapere che cosa tu stia facendo.

Cammina
e ascolta se alcuni suoni che incontri nel bordo vengono riflessi altrove, dandoti la sensazione di una doppia, o tripla origine dello stesso suono.

Cammina
e ascolta se il suono dei tuoi passi, modifica il suono dei vicoli

Cammina
e ascolta come se tu potessi sentire oltre gli edifici, ritrovando il suono del mare

Cammina
e ascolta il garrire delle rondini fendere i vicoli del borgo, portando la primavera.

Cammina
e ascolta se qualcuno parla come un arangascio

Cammina
e ascolta se qualcuno parla indu cicinë

ottone-mano

In questo frangente

Una (non)mappa metallofona, che invita il pubblico a una lettura astratta e soggettiva delle peculiarità acustiche di un istante del borgo di Ischitella. L’opera si presenta come una grande lastra in ottone, con angoli stondati, alta circa 2 metri e larga 1 metro, con uno spessore di 2 millimetri.
La superficie è impreziosita da variazioni cromatiche ottenute tramite reazioni con sostanze di origine naturale, incandescenze e nebulose di punzonature meccaniche. Completa la texture un disegno dell’artista inciso a fresa con un segno di circa 1 millimetro. L’oggetto si configura così come un territorio risonante, sensibile alle sollecitazioni, con una superficie cromaticamente cangiante nel tempo, in risposta alle condizioni dell’ambiente.

Si tratta quindi di una mappa instabile, tattile e sonora: può essere esplorata con lo sguardo e con le mani, ma anche ascoltata nella sua risonanza metallica se colpita. La sua funzione non è quella di condurre a una destinazione precisa, bensì di stimolare un ascolto libero e soggettivo del paesaggio sonoro del paese, istante per istante. Il disegno inciso sulla superficie presenta una sorta di mappatura stilizzata delle tipologie di suoni presenti nel luogo di installazione (suoni naturali, suoni del paese, rumori di fondo e altri accadimenti acustici) tradotti graficamente attraverso simboli e segni che derivano da appunti visivi presi dall’artista in pochi attimi, in ascolto del sito di installazione durante un sopralluogo del borgo.

La mappa non propone dunque una rappresentazione oggettiva del paesaggio sonoro, ma una costellazione di presenze che invitano il pubblico a interpretare e rielaborare la propria esperienza di ascolto, apprezzando -sul momento- il continuo flusso di cambiamento dei suoni del borgo.

Il progetto prende le mosse da diversi riferimenti: dalle mappe tattili e dai dispositivi di orientamento che non rappresentano il territorio secondo convenzioni bidimensionali e funzionali, alle texture di strumenti risonanti come i gong, ma anche alle incisioni dei tamburi, alle incisioni rupestri e ai disegni infantili. La presenza fisica dello spazio pubblico, il peso del materiale e la sua durezza fanno da contraltare a una superficie mappale aperta al cambiamento della sua stessa superficie, dei suoi segni. Una mappa che, nella sua stabilità materiale, vuole mostrare il continuo farsi e disfarsi dell’ambiente e del paesaggio sonoro.

Per riassumere, In Questo Frangente ha un triplice valore:

1. Dimensione materiale e sonora
L’opera valorizza le proprietà risonanti dei metalli. La superficie può essere toccata, sfiorata o leggermente percossa, generando vibrazioni e risonanze simili a quelle di un gong. L’oggetto si offre quindi sia come presenza scultorea, sia come dispositivo sonoro accessibile a chiunque, senza la mediazione diretta dell’artista. La risonanza metallica è una sintesi singolare del paesaggio sonoro: l’energia del colpo che si imprime sulla superficie metallica sprigiona una nuova presenza acustica che cambia la scena uditiva dell’ascoltatore, permane per un certo tempo risuonando e infine si esaurisce, lasciando campo ad altri suoni che emergono.

2. Dispositivo di ascolto del luogo
L’opera, attraverso l’osservazione della sua superficie, invita il pubblico a prestare maggiore attenzione ai suoni che circondano il luogo di installazione, sviluppando una maggiore consapevolezza del paesaggio sonoro, istante dopo istante. Mentre l’incisione a fresa mostra qualcosa di simile a una registrazione d’ambiente, in cui i segni sono ormai incisi e immutabili, l’intera superficie metallica, con il divenire spontaneo delle sue variazioni cromatiche, si avvicina di più all’esperienza di ascolto di tutti i giorni, in cui la continua risposta del nostro corpo all’ambiente attraverso il movimento, modifica continuamente la forma del paesaggio sonoro.

3. Invito all’esplorazione sonora del borgo
L’opera invita il pubblico a proseguire liberamente l’esperienza di ascolto del paesaggio sonoro di Ischitella, trasformando la posizione della lastra in un punto di partenza per ulteriori percorsi di scoperta acustica. Così come la risposta risonante di un metallo è immediata e non necessita di altro se non di un colpo percussivo, allo stesso modo l’ascolto del paesaggio sonoro è immediato e accessibile a chiunque voglia prendersi un istante per ascoltare l’ascolto.

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In Questo Frangente è un progetto di Enrico Malatesta per Una Boccata d’Arte • Settima Edizione realizzato nel Borgo di Ischitella (FG) e curato da Threes e Voga per Fondazione Elpis. Si ringrazia il Comune di Ischitella, Pro-Loco Uria, Dalab | Design, Trackdesign, Mattia Pajè, Chiara Pavolucci.

ph©Chiara Pavolucci

Enrico Malatesta is an artist active in experimental fields situated between music, performance, and sound-territory invastigations. His practice explores the relationship between sound, space, and body; the vitality of materials and the morphology of surfaces; with particular attention to modes of listening and an ecological approach to percussive acts. He presents his work in Italy, Europe, Canada, USA, Brazil, Mexico, Russia, Japan, and South Korea, participating in important contemporary music and performing arts festivals including: Blank Forms in New York, Gulbenkian Foundation in Lisbon, Bourse de Commerce in Paris, Biennale di Venezia in Venice, Onassis Stegi in Athens, New Munch Museet in Oslo, Pirelli HangarBicocca in Milan, and MAM-Rio in Rio de Janeiro. Also active as a teacher/mentor, he has collaborated for years with institutions such as IUAV – University of Venice, ISIA Pescara, the Fine Arts Academies of Bologna and Urbino, IAAD – Bologna, Fabrica, the Faculty of Architecture of Cesena, and Triennale Milano. Enrico Malatesta is nominated as Shape+ Artist 2025, winner of the Italian Council 2025 award, and “Una Boccata d’Arte” selected artist 2026.

Bio (ITA)
Photo folder

Photo © Chiara Pavolucci

Design & Code Giulia Polenta

© 2026 Enrico Malatesta

Enrico Malatesta

graphic©Carolina Martines

ronta

graphic©Carolina Martines

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Markhor is a performative project with dancemaker Cristina Rizzo. Emerging from a process in which improvisation served as both a field of research and a means of embracing the autonomy of gesture, the piece is built around a few key elements: the production and diffusion of sound through objects, percussion, and portable audio playback devices, which configure space as a listening environment for vision; and the body, employed as an active force generating rhythm in transformation. Listening thus becomes both matter and a self-generating form, opening a vision in which the senses attune to the micro and the macro, to the interplay of bodies and objects in motion, and to the free following of a sound wave — a live creation of gaze and listening as the grammar of being within a shared event.

NEXT:

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Superpaesaggio is a performative action that explores listening as an experience of movement and as a relationship between body, space, and sound. Guided by the artists Attila Faravelli, Enrico Malatesta, and Nicola Ratti, participants will interact with the surrounding environment through portable speakers, walkmans, microphones, and prerecorded audio materials. The sound elements will be connected with objects found on site, with the aim of transforming the space into an active component of the soundscape. Within the performance, in fact, sound is experienced not as a passive element, but as an active form of exploration and connection, within a path of discovery and participation.

SELECTED PERFORMANCES:

GAMeC – Pensare come una montagna x FOSSI IO TECO; E PERDERCI NEL VERDE | March 2025, Bergamo IT

Biennale di Venezia - Padiglione Italia x Due Qui / To Hear | June 2024, Venezia IT

Festival dei Due Mondi | June 2023, Spoleto IT

Triennale Milano FOG – March 2023 | Milano IT

Campobase Festival – Tones Teatro Natura, September 2022 | Val d’Ossola IT

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what we do when in silence

Nicola Ratti, Alessandra Novaga, Enrico Malatesta

Imagine a series of small movements in an empty space. Imagine their shadows on the floor, there’s a natural light sliding in from the 3 windows on your right side. There’s no silence here. There are people outside waiting for others, waiting for the people since what we do is not visible, since we do it when in silence and there is no silence here.

Nicola Ratti: synthesizer, piano, whistling
Alessandra Novaga: electric guitar
Enrico Malatesta: percussions

link

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NUova superficie

Nuova Superficie is an electro-acoustic sound project by Giovanni Lami and Enrico Malatesta is based upon horizontal actions in progress, that slowly change and melt over the course of the performance. Sound originates from several speakers and – in general – from different diffusion points, amplified or not, analog or acoustic, in a non-referential movement. The one and only need is to produce a simple sound-mass, seemingly static but unceasingly evolving through the labour of the musicians. They use their own instruments (as form and gesture) mainly on the surface, moving objects and working upon the skin of an amplified snare or directly in contact with the tape of the reel-to-reel recorder, trying to activate what is already present there but quiescent.

The aim is to realize a complex sound-space where each listening-experience can be free to evolve and wander and get lost. The sound is made from several diffusion points and is defined by sounds on the cusp of a dense texture, really homogeneous yet rich in detail and micro-perturbations. This non-stop negotiation between details on the horizon and the horizon itself, this lack of balance, and the interaction with the space hosting the performance is the base of this project, that could be considered as something in between electroacoustic music and site-specific action.

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